La mia storia , la mia ricerca .
Alla scoperta del Bansuri e le ragioni della scelta
- Gli indiani raccontano che la vera musica la riscopri a cinquant’anni: questa affermazione, apparentemente semplice, racchiude una profondità di esperienza e saggezza che ho avuto modo di verificare personalmente lungo il mio percorso artistico. Sono infatti passato attraverso un cammino musicale variegato e complesso, iniziando come flautista classico accademico, attraversando le sfumature del jazz come professionista, e sperimentando molti altri stili e linguaggi musicali. Eppure, nonostante il successo e l'impegno profuso, ho spesso provato un senso di incompletezza, un vuoto che si manifestava nei momenti più intimi, soprattutto tornando a casa la sera e avvicinandomi al sonno.Questa sensazione di estraneità nei confronti della musica sembrava indicare che qualcosa mancava; non mi sentivo veramente “a casa” dentro la musica, non ero completamente fuso con la mia anima, quella parte più profonda e autentica di me stesso che la musica dovrebbe essere capace di toccare, esprimere e liberare. La musica, che per me era stata fino ad allora tecnica, disciplina, esibizione e anche esplorazione creativa, non riusciva a riempire quel vuoto interiore, quella mancanza di appartenenza e profondità.Fu in questo contesto di ricerca interiore e di spostamento delle mie percezioni che, in modo quasi mistico, incontrai il Bansuri, il flauto indiano, in un sogno. Questo sogno si rivelò ben presto più di una semplice immagine onirica: fu una vera e propria indicazione, una strada tracciata dalla mia stessa anima per avvicinarmi a quel nucleo essenziale della musica che stavo cercando da sempre, senza nemmeno sapere esistesse. Curiosamente, prima di quell’esperienza non avevo mai ascoltato neppure un frammento di musica indiana, né conoscevo il Bansuri se non di nome, eppure il suono di quel flauto nel sogno mi parlava in modo diretto e chiaro.Quando, successivamente, ebbi tra le mani un vero Bansuri e ne emisi il primo suono, fui investito da una sensazione sconvolgente e immediata: mi dissi con certezza interiore che ero finalmente “a casa”. Non riuscivo a spiegare in maniera razionale quel sentimento, ma sapevo che quelle vibrazioni sonore corrispondevano a qualcosa di profondamente mio, qualcosa che trascendeva l’esperienza precedente e che finalmente univa la mia tecnica all’essenza dell’anima. La musica indiana, con la sua profondità spirituale, il suo respiro meditativo e la sua ricerca del suono come mezzo per esprimere l’interconnessione tra uomo e universo, rappresentava per me quella dimora musicale che fino a quel momento mi era mancata.Da quel momento la mia vita musicale è cambiata radicalmente. Il Bansuri non è stato solo uno strumento con cui suonare note o improvvisare melodie: è diventato un ponte verso dimensioni più intime del mio essere e una chiave per accogliere e comprendere una tradizione millenaria che insegnava come il suono potesse essere cura, meditazione, narrazione dell’invisibile. Attraverso la pratica del Bansuri e lo studio della musica indiana, ho scoperto una nuova forma di libertà espressiva, un modo di vivere la musica che va ben oltre il mero virtuosismo tecnico o la ricerca estetica fine a se stessa.Questa esperienza ha confermato in me la verità della saggezza indiana: la vera musica, quella che ci riconnette con la nostra anima e con l’essenza più profonda dell’esistenza, si riscopre e si manifesta in modo compiuto solo dopo un lungo percorso di maturazione interiore, che spesso coincide con l’età matura e con la capacità di ascoltarsi davvero, senza filtri o pretese.In conclusione, il mio incontro con il Bansuri ha costituito non soltanto una svolta artistica ma anche una rinascita personale, un ritorno a casa dentro la musica e dentro me stesso. È un viaggio che mi ha insegnato che la musica può essere molto più di uno strumento o una disciplina: può essere un atto di presenza, un dialogo sacro con l’anima e il mondo, un’esperienza che ci rende completi e in armonia con ciò che siamo veramente.
I miei Maestri , grazie
Nel cammino della mia crescita artistica, ho avuto la fortuna di incontrare due maestri indiani che hanno segnato profondamente il mio percorso. Il primo, con il suo approccio rigoroso e strutturale, mi ha insegnato la disciplina necessaria a costruire solide fondamenta. Ogni lezione con lui era una sfida: sudavo, resistevo, cercavo di carpire ogni dettaglio, ogni regola nascosta dietro le note. La sua severità non era mai fine a sé stessa, ma un faro che illuminava la strada verso l’eccellenza.
Il secondo maestro, invece, è stato il ponte verso l’espressione più libera e profonda. Con lui ho imparato a liberare la comunicazione interiore, a dare voce a ogni disegno melodico e a ogni ornamentazione che sentivo vibrare dentro di me. Mi ha insegnato che la musica non è solo tecnica, ma soprattutto emozione e racconto personale. Ho sentito crescere in me la fiducia necessaria per esternare il mio mondo interiore senza timori.
Entrambi, pur così diversi, hanno percepito la mia passione incessante per lo studio e la disciplina. Questo ha aperto le porte a spiegazioni preziose, a quelle conoscenze che cercavo come un disperato , vibrazioni palpabili, pronte a essere scoperte attraverso l’esperienza e la dedizione. Oggi guardo a loro con gratitudine immensa , mi hanno trasmesso la forza di perseverare, di cercare oltre l’apparenza e di credere sempre nel proprio percorso. Se c’è una lezione che voglio condividere è questa: la passione e la disciplina, quando camminano insieme, possono aprire ogni porta.
Con grande educazione e umiltà, non nomino i miei maestri, perché la vera disciplina insegna a costruire la propria carriera senza appoggiarsi ai nomi altrui. Il successo nasce dal merito e dall’impegno, non dalla ricerca di facili attenzioni ingiustificate.
Approccio con i raga indiani
La struttura dei raga indiani può sembrare complessa all'inizio, ma si comprende meglio se si pensa al raga non come a una semplice scala musicale, bensì come a un insieme di regole, melodie caratteristiche ed emozioni. Ecco gli elementi fondamentali.
1. Il raga non è una scala Una scala è solo una successione di note. Un raga comprende invece: le note utilizzate; quali note sono più importanti; il modo in cui le note devono essere collegate; i movimenti melodici caratteristici; il carattere emotivo (rasa); spesso un momento della giornata o una stagione in cui viene tradizionalmente eseguito. Per questo motivo due raga possono usare le stesse note ma risultare completamente diversi. 2. Le note (Svara) La musica classica indiana utilizza sette note principali: Sa Re Ga Ma Pa Dha Ni Corrispondono approssimativamente a Do-Re-Mi-Fa-Sol-La-Si, ma il sistema è diverso perché alcune note possono avere varianti alterate e l'intonazione è molto più flessibile. 3. Movimento ascendente e discendente Ogni raga ha: Arohana: salita. Avarohana: discesa. Non sempre la salita e la discesa usano le stesse note o lo stesso ordine. Ad esempio, un raga potrebbe salire:
Sa Re Ma Pa Ni Sa' e scendere: Sa' Ni Dha Pa Ma Ga Re Sa 4. Note principali Ogni raga possiede due note fondamentali: Vadi: la nota dominante. Samvadi: la seconda nota più importante. Durante l'improvvisazione queste note vengono enfatizzate. 5. Frasi caratteristiche (Pakad) Ogni raga ha una "firma melodica", detta Pakad. Non basta suonare le note corrette: bisogna usare le frasi tipiche del raga, che permettono all'ascoltatore esperto di riconoscerlo immediatamente.
6. Ornamentazione
La musica indiana utilizza numerose ornamentazioni:
glissati;
oscillazioni;
microtoni;
abbellimenti.
Questi elementi sono essenziali: senza di essi il raga perde gran parte della sua identità.
7. L'atmosfera (Rasa)
Tradizionalmente ogni raga esprime un particolare stato d'animo, ad esempio:
serenità;
devozione;
malinconia;
eroismo;
amore;
contemplazione.
L'obiettivo dell'esecutore è evocare questa atmosfera, non semplicemente eseguire delle note.
Struttura di una performance
Una tipica esecuzione di musica classica indiana segue spesso questo schema:
Alap: introduzione lenta, senza ritmo, in cui il raga viene presentato gradualmente.
Jor: compare un impulso ritmico, ma ancora senza percussioni.
Jhala: sezione più veloce e brillante.
Gat (o Bandish nella tradizione vocale): entra il ciclo ritmico (tala) accompagnato dalle percussioni, e inizia lo sviluppo improvvisativo.
Come imparare a riconoscere un raga
Un buon metodo è procedere in questo ordine:
imparare la scala del raga;
memorizzare la sua frase caratteristica (Pakad);
individuare le note principali (Vadi e Samvadi);
ascoltare molte interpretazioni dello stesso raga da musicisti diversi;
cantare le frasi melodiche prima ancora di suonarle.
Con il tempo si sviluppa un riconoscimento "uditivo": invece di pensare alle singole note, si percepisce il carattere del raga nel suo insieme.
In sostanza, un raga è paragonabile a una lingua: le note sono come le lettere dell'alfabeto, ma ciò che conta davvero sono la grammatica, le espressioni tipiche, l'intonazione e il significato emotivo. Due persone possono usare le stesse "lettere" e costruire discorsi completamente diversi; allo stesso modo, due raga possono condividere le stesse note ma avere un'identità musicale del tutto differente.
Iniziare a suonare
Ho comprato il mio primo Bansuri: da dove comincio?
Avere finalmente un Bansuri tra le mani è un momento particolare. Fino a quel momento lo si è osservato, ascoltato nelle mani di altri musicisti, forse immaginato. Poi arriva il giorno in cui il flauto è lì, tra le proprie dita, e nasce la domanda più importante:
“Adesso, come faccio a iniziare?”
La prima cosa che suggerisco è di non avere fretta di suonare melodie. Il primo incontro con il Bansuri dovrebbe essere soprattutto un incontro con il respiro, il suono e l’ascolto.
Il Bansuri non risponde immediatamente come uno strumento occidentale: bisogna imparare a trovare il punto esatto in cui l’aria incontra il bordo del foro di imboccatura. Prima ancora delle dita, quindi, viene il soffio.
Il primo studio: imparare a produrre il suono
Tenete il Bansuri senza irrigidire le mani e cercate una posizione naturale.
Non soffiate con forza.
Un errore molto comune del principiante è pensare che per ottenere un suono più forte sia necessario aumentare enormemente la pressione dell’aria. Nel Bansuri spesso accade il contrario: un soffio controllato e rilassato permette di trovare più facilmente il suono.
All’inizio può uscire soltanto aria, oppure un suono instabile. È normale.
Non cercate immediatamente la perfezione.
Provate a mantenere una nota per alcuni secondi, ascoltatela e cercate di renderla progressivamente più stabile. Questo semplice esercizio, apparentemente banale, è già una parte fondamentale dello studio.
Conoscere le prime note indiane
Una volta trovato un suono abbastanza stabile, possiamo iniziare a conoscere il linguaggio musicale indiano.
Le note fondamentali sono:
Sa – Re – Ga – Ma – Pa – Dha – Ni – Sa’
che corrispondono, in modo approssimativo, ai gradi della scala occidentale:
Do – Re – Mi – Fa – Sol – La – Si – Do
Ma è importante comprendere fin dall’inizio una differenza fondamentale: nel sistema della musica Hindustani le note non devono essere considerate semplicemente come nomi fissi.
Sa è il centro di riferimento.
Il musicista stabilisce il proprio Sa e costruisce attorno ad esso il rapporto tra le altre note.
Per questo è molto più utile imparare a sentire la relazione tra le note piuttosto che pensare esclusivamente alle loro equivalenze occidentali.
Le prime posizioni
Nel Bansuri a sei fori, una delle prime cose da imparare è riconoscere le posizioni delle dita.
In termini generali, partendo dal registro grave e utilizzando progressivamente l’apertura dei fori, si incontrano le note fondamentali del sistema:
Sa – Re – Ga – Ma – Pa – Dha – Ni – Sa’
Ma non fermatevi alla semplice memorizzazione meccanica.
Ogni posizione deve diventare una sensazione fisica.
Dovreste arrivare al punto in cui, senza guardare le dita, sapete già dove devono andare.
Questo avviene attraverso la ripetizione lenta e consapevole.
Il primo esercizio: Sa–Re–Ga–Ma
Cominciate con quattro note:
Sa – Re – Ga – Ma
Suonate ogni nota lentamente, lasciando un piccolo spazio tra una e l’altra.
Poi tornate indietro:
Ma – Ga – Re – Sa
Ripetete.
Non cercate velocità.
Cercate precisione, continuità e bellezza del suono.
Successivamente potete ampliare:
Sa – Re – Ga – Ma – Pa – Dha – Ni – Sa’
e poi tornare:
Sa’ – Ni – Dha – Pa – Ma – Ga – Re – Sa
Questo esercizio è semplice, ma contiene già moltissimo: coordinazione delle dita, respirazione, ascolto, intonazione e controllo dell’aria.
Imparate a conoscere il vostro Bansuri
Ogni Bansuri ha una propria personalità.
Passate del tempo a suonare una sola nota.
Ascoltate come cambia quando soffiate leggermente di più o di meno.
Provate a iniziare il suono piano e ad aumentare lentamente il volume, poi diminuite nuovamente.
Questa pratica vi insegnerà che il suono non è qualcosa di statico.
Nel Bansuri il suono si muove.
Ed è proprio questa possibilità di modellarlo che diventerà fondamentale quando inizierete a studiare la musica Hindustani.
Non correte subito verso i Raga
È naturale voler suonare immediatamente un Raga dopo aver comprato il primo Bansuri.
Ma sarebbe come voler scrivere una poesia prima di aver imparato ad ascoltare le parole.
Prima costruite le fondamenta:
suono → respiro → dita → Sa → Sargam → intonazione → Alankar → fraseggio → Raga.
Gli Alankar, cioè esercizi melodici basati su differenti combinazioni delle note, saranno particolarmente importanti. Vi permetteranno di sviluppare coordinazione e familiarità con le sequenze musicali senza limitarvi alla semplice salita e discesa della scala.
Il primo vero obiettivo
Il vostro obiettivo iniziale non dovrebbe essere:
“Voglio suonare velocemente.”
Dovrebbe essere:
“Voglio riuscire a riconoscere e controllare ogni nota che produco.”
Quando suonate Sa, dovete sapere che state suonando Sa.
Quando passate a Re, dovete percepire il movimento da Sa verso Re.
Quando raggiungete Pa, dovete sentirne la relazione con Sa.
Questa educazione dell’orecchio è forse ancora più importante della velocità delle dita.
E poi arriva il silenzio
C’è un ultimo aspetto che considero fondamentale.
Quando iniziate a studiare il Bansuri, non riempite ogni minuto di suono.
Suonate una nota.
Ascoltatela.
Lasciatela morire.
Poi respirate e ricominciate.
Il silenzio tra due note fa parte della musica tanto quanto la nota stessa.
Il Bansuri insegna prima ad ascoltare e soltanto dopo a suonare.
E forse è proprio questo il significato più profondo dei primi studi: non cercare immediatamente di diventare un musicista, ma iniziare lentamente a costruire un rapporto intimo tra il proprio respiro, il bambù e il suono.
Da quel momento, ogni nota di Sa Re Ga Ma Pa Dha Ni non sarà più soltanto una posizione delle dita.
Sarà l’inizio di un linguaggio.
Tala , il ritmo nella musica indiana
Nella musica classica indiana, i tala (o taal) sono i modelli ritmici ciclici che organizzano il tempo musicale. Se il ragadefinisce la struttura melodica, il tala definisce la struttura ritmica.
Un tala è composto da:
Un numero fisso di battiti (matra) che formano un ciclo.
Divisioni interne del ciclo, che aiutano musicisti e ascoltatori a orientarsi.
Accenti su determinati battiti, che danno carattere al ritmo.
Ad esempio, il Teentaal, uno dei tala più comuni nella musica classica dell'India settentrionale, è formato da 16 battiti, suddivisi in quattro gruppi da quattro:4 + 4 + 4 + 4
I musicisti tengono il conto del ciclo usando una combinazione di:
battiti di mano (clap),
movimenti della mano senza battere (wave),
e sillabe ritmiche (bol), come "Dha Dhin Dhin Dha".
Un altro esempio è il Jhaptal, che ha 10 battiti, suddivisi in:2 + 3 + 2 + 3
A differenza della musica occidentale, dove spesso si pensa in termini di misure separate (come 4/4 o 3/4), nella musica indiana il ritmo è concepito come un ciclo continuo che si ripete. Il primo battito del ciclo, chiamato sam, è particolarmente importante: è il punto in cui melodia e ritmo tendono a ritrovarsi.
In sintesi:
Raga = struttura melodica e atmosfera musicale.
Tala = struttura ritmica ciclica che organizza il tempo.
FASCICOLO DI MUSICA INDOSTANA
Mauro Uselli
Teoria essenziale, esempi melodici, raga, tala e ornamentazione
Obiettivo: offrire una mappa semplice ma completa dei principali concetti della musica classica dell'India del Nord
(tradizione hindustani), con esempi pensati anche per lo studio del Bansuri.
Nota: la teoria indostana è molto più vasta di questo fascicolo. Qui vengono raccolti i fondamenti necessari per
orientarsi nello studio pratico e per comprendere il linguaggio dei raga.
Indice
1 Sistema sonoro: Sa, Re, Ga, Ma, Pa, Dha, Ni
2 Shruti e swara
3 Saptak, ottave e registri
4 Raga: struttura e grammatica
5 Aroha, Avaroha, Pakad e Vadi/Samvadi
6 Thaat e famiglie melodiche
7 Tala, matra, vibhag e sam
8 Laya: vilambit, madhya, drut
9 Forme: Alap, Jor, Jhala, Bandish e sviluppo
10 Ornamenti: Meend, Kan, Murki, Khatka, Gamak, Andolan, Krintan
11 Improvvisazione e linguaggio
12 Applicazione pratica al Bansuri
13 Percorso di studio progressivo
Fascicolo di Musica Indostana • pagina 11. Il sistema delle note
La musica indostana utilizza sette nomi fondamentali: Sa Re Ga Ma Pa Dha Ni. Sa e Pa sono normalmente trattati
come note fisse di riferimento; le altre possono avere forme naturali o alterate.
Il riferimento assoluto non è obbligatorio: il musicista sceglie l'altezza di Sa in funzione della propria voce o dello
strumento. Per questo la relazione tra le note è più importante del nome occidentale della frequenza.
Esempio: Scala di base: Sa Re Ga Ma Pa Dha Ni Sa'.
Esempio: Nella notazione internazionale spesso si usa: S R G M P D N S'.
Swara Nome Possibili forme
S Sa shuddha
R Re shuddha / komal
G Ga shuddha / komal
M Ma shuddha / tivra
P Pa shuddha
D Dha shuddha / komal
N Ni shuddha / komal
2. Shruti e swara
La tradizione classica indiana parla di 22 shruti, intese come suddivisioni/posizioni percettive dell'ottava nella teoria
tradizionale. Non vanno però interpretate come 22 note fisse da suonare tutte in ogni raga.
Lo swara è una nota musicalmente significativa nel contesto del raga. L'intonazione concreta può essere flessibile e
dipendere dal raga, dalla frase e dallo stile esecutivo.
Esempio: Per studiare: intona Sa a lungo, poi Pa, poi ritorna a Sa. Solo dopo aggiungi Re e Ga, ascoltando la
relazione con il drone.
3. Saptak e registri
L'ottava è chiamata saptak. I tre registri fondamentali sono mandra (grave), madhya (centrale) e tar (acuto).
Nella notazione didattica, apostrofi o altri segni possono indicare il registro superiore; il sistema di scrittura varia tra
scuole e insegnanti.
Esempio: Mandra: .S .R .G | Madhya: S R G M P D N | Tar: S' R' G' M' P'...
4. Che cos'è un Raga?
Un raga non è semplicemente una scala. È un sistema melodico con note ammesse, gerarchie, movimenti
caratteristici, formule, intonazioni e regole di sviluppo.
Due raga possono usare le stesse note e risultare comunque profondamente diversi perché cambiano percorsi, note
importanti, frasi e trattamento ornamentale.
Esempio: Raga Yaman: esempio didattico molto noto: S R G M^ P D N S'. Il Ma è tivra (M^).
Esempio: Raga Bhupali: S R G P D S' / S' D P G R S. È pentatonico: non usa Ma e Ni.
5. Aroha, Avaroha, Pakad, Vadi e Samvadi
Aroha = movimento ascendente; Avaroha = movimento discendente.
Pakad = frase caratteristica che aiuta a riconoscere il raga. Non è necessariamente una formula unica e immutabile.
Fascicolo di Musica Indostana • pagina 2Vadi = swara di particolare importanza; Samvadi = swara in relazione privilegiata con il vadi. Le spiegazioni possono
variare secondo la tradizione e il raga.
Esempio: Schema: Raga → note → aroha/avaroha → pakad → vadi/samvadi → frasi → sviluppo.
6. Thaat
Nella tradizione di Vishnu Narayan Bhatkhande, i 10 thaat sono categorie teoriche usate soprattutto per classificare i
raga dell'Hindustani. Un thaat è una scala di riferimento, non un raga completo.
Thaat Schema indicativo
Bilawal S R G M P D N S'
Kalyan S R G M^ P D N S'
Khamaj S R G M P D n S'
Kafi S R g M P D n S'
Asavari S R g M P d n S'
Bhairav S r G M P d N S'
Bhairavi S r g M P d n S'
Marwa S r G M^ P D N S'
Purvi S r G M^ P d N S'
Todi S r g M^ P d N S'
7. Tala: il ritmo ciclico
Il tala è un ciclo ritmico organizzato in matra (unità), raggruppamenti chiamati vibhag, e punti strutturali. Il più
importante è il sam, il primo battito del ciclo.
Il ritmo non è semplicemente un metro occidentale: il musicista sente il ritorno ciclico del tala e costruisce le frasi in
relazione a quel ritorno.
Esempio: Teental (Tintal): 16 matra divise in 4+4+4+4. Conteggio: 1 2 3 4 | 5 6 7 8 | 9 10 11 12 | 13 14 15 16.
Esempio: Jhaptal: 10 matra, tipicamente 2+3+2+3.
Esempio: Rupak: 7 matra, tipicamente 3+2+2.
8. Laya
La laya è la velocità/andamento temporale. Nello studio si incontrano comunemente vilambit (lento), madhya (medio)
e drut (veloce).
Aumentare la laya non significa semplicemente suonare più forte: il controllo del tempo, dell'intonazione e della
chiarezza deve rimanere stabile.
Esempio: Progressione: vilambit → madhya → drut, mantenendo la stessa frase melodica.
9. Forme di sviluppo
Alap: introduzione melodica libera, generalmente senza ciclo ritmico fisso; presenta progressivamente il raga.
Jor: sviluppo con pulsazione più definita ma ancora senza il carattere completo di un tala.
Jhala: fase ritmicamente più intensa e veloce, tipica soprattutto degli strumenti a corde ma concettualmente
importante.
Bandish / Gat: composizione che fornisce una struttura melodica e ritmica sulla quale sviluppare l'improvvisazione.
Fascicolo di Musica Indostana • pagina 3Esempio: Percorso ideale per il Bansuri: Sa → frase libera → sviluppo del raga → introduzione del tala →
bandish/gat → improvvisazione → conclusione.
10. Ornamentazione: il cuore espressivo
Gli ornamenti non sono decorazioni aggiunte casualmente: sono parte del linguaggio del raga. Il loro uso deve
rispettare la grammatica melodica.
Meend: scivolamento continuo tra due swara.
Kan: piccola nota di grazia che precede o accompagna una nota principale.
Murki: piccolo gruppo rapidissimo e leggero di note, simile a un ricamo melodico.
Khatka: gesto ornamentale rapido e incisivo, spesso percepito come un piccolo grappolo attorno alla nota principale.
Gamak: oscillazione/ornamentazione energica; il termine comprende usi diversi nelle varie tradizioni.
Andolan: oscillazione lenta e controllata attorno a una nota, con ampiezza e punti di appoggio caratteristici.
Krintan: gesto rapido ottenuto anche attraverso un'articolazione/attacco ornamentale; la realizzazione varia secondo
strumento e scuola.
Esempio: Meend: S ~~~ R ~~~ G
Esempio: Kan: (R)→G
Esempio: Murki: G–M–G, eseguito come un unico gesto rapido.
Esempio: Khatka: G–M–G–R–G, con movimento rapido e nota principale chiaramente percepita.
11. Improvvisazione
L'improvvisazione indostana è vincolata dalla grammatica del raga. Libertà non significa suonare qualunque
combinazione di note.
Il musicista sviluppa idee attraverso ripetizione, variazione, espansione del registro, densità ritmica, ornamentazione e
rapporto con il sam.
Esempio: Metodo: frase → ripetizione → variazione → espansione → accelerazione → risoluzione sul
sam.
12. Applicazione pratica al Bansuri
Per il Bansuri è fondamentale costruire prima un suono stabile e una buona intonazione. Le diteggiature diventano poi
strumenti per articolare il linguaggio del raga.
Il drone di Sa (e, quando appropriato, Pa) aiuta a sviluppare l'orecchio. Il lavoro deve includere note lunghe, intervalli,
frasi, meend e ornamenti.
Esempio: Routine breve: 5 min Sa/Pa; 5 min note lente; 5 min aroha-avaroha; 10 min pakad; 10 min
ornamenti; 10 min improvvisazione libera sul drone.
Esempio: Principio: prima intonazione e suono, poi fraseggio, poi velocità.
13. Percorso progressivo di studio
Livello 1: Sa, Pa, saptak, note lunghe, respirazione, stabilità del suono.
Livello 2: Re-Ga-Ma, aroha/avaroha, piccoli esercizi ritmici, prime frasi di raga.
Livello 3: pakad, vadi/samvadi, meend, kan, murki, khatka e controllo della laya.
Livello 4: alap più ampio, frasi in diversi registri, tala, bandish/gat, improvvisazione.
Fascicolo di Musica Indostana • pagina 4Livello 5: linguaggio personale: controllo di microintonazione, ornamentazione, sviluppo tematico e relazione costante
con il raga.
Esempio: Regola d'oro: non studiare gli ornamenti come formule isolate. Inseriscili progressivamente nelle
frasi reali dei raga.
Fascicolo di Musica Indostana • pagina 5Tavola pratica: notazione rapida
Simbolo Significato
S R G M P D N Swara in notazione abbreviata
r g d n Esempi di swara komal
M^ Ma tivra
S' Sa del registro superiore
.S Sa del registro grave (convenzione didattica)
~ Movimento/scivolamento continuo, es. S~R
(R) Nota di grazia/kan o nota molto leggera, secondo il contesto
Esempio di studio completo
Drone: Sa–Pa–Sa Raga: scegli un raga semplice, per esempio Bhupali. Aroha: S R G P D S'. Avaroha: S'
D P G R S. Pakad didattica: G R S, D P G, R G. Suona lentamente, collega le note con meend dove
appropriato, inserisci un piccolo kan e solo dopo prova murki/khatka se coerenti con il raga.
Glossario essenziale
Alap Presentazione e sviluppo melodico del raga, generalmente senza tala fisso.
Aroha Movimento ascendente.
Avaroha Movimento discendente.
Bandish Composizione vocale/strumentale che struttura lo sviluppo.
Gat Composizione strumentale, spesso usata come base per lo sviluppo.
Laya Andamento/velocità temporale.
Pakad Frase caratteristica del raga.
Raga Sistema melodico con grammatica propria.
Sam Primo e fondamentale punto del ciclo ritmico.
Shruti Unità/posizione microintervallare della teoria tradizionale.
Swara Nota musicalmente significativa.
Tala Ciclo ritmico organizzato.
Thaat Sistema classificatorio di dieci scale nella teoria di Bhatkhande.
Questo fascicolo è pensato come base di studio: la pratica con un insegnante e l'ascolto di interpreti della tradizione rimangono fondamentali,
perché molte caratteristiche del raga e dell'ornamentazione non possono essere comprese pienamente dalla sola notazione.
Fascicolo di Musica Indostana • pagina 6

